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Storia Brasile. Pedro Álvares Cabral

Nel 1500 iniziò la colonizzazione portoghese del Brasile con Pedro Alvares Cabral, scoperta che per molto tempo si è giudicata fortuita in quanto le intenzioni iniziali del navigatore erano quelle di raggiungere l’India sfruttando gli alisei nell’emisfero meridionale… anche se negli ultimi tempi si è messa più volte in dubbio la casualità di questa scoperta!!!

Cabral approdò a Porto Seguro il 22 Aprile del 1500 e come prima cosa fece erigere una grande croce sulla spiaggia facendosi aiutare dagli indio, i quali avendo serbato loro un caloroso benvenuto, parteciparono con entusiasmo a questa costruzione non tanto perché attratti dal rito cattolico bensì perché curiosi di veder utilizzare gli utensili in ferro a loro completamente sconosciuti.

Le prime tappe fondamentali della colonia portoghese si ebbero nel 1531 con l’insediamento dei primi coloni in Brasile e nel 1534 quando Martim Afonso de Sousa, inviato del re João, suddivise in distretti e capitanerie il territorio per attuare un maggior controllo su di esso e soprattutto per meglio difendersi dagli attacchi delle principali concorrenti europee.

Ben presto però la colonizzazione deluse le aspettative dei conquistatori, i quali affascinati dalla leggenda di El Dorado non avevano tenuto conto dell’ostilità del territorio alle esplorazioni, in più quando cercarono così di rimediare esportartando i manufatti indigeni dovettero prendere atto quasi subito del mancato riscontro che la merce aveva nel mercato europeo.

Così sino alla seconda metà del XVI secolo, l’unica merce esportata dal Brasile fu il pau brasil un tipo di legname che produceva una sostanza colorante rossa, di cui i commercianti portoghesi riuscirono ad ottenere il monopolio dal re.

Per il disboscamento i coloni utilizzavano gli indigeni il cui lavoro si trasformò ben presto da volontario in una vera e propria forma di schiavitù, di conseguenza la cattura e la tratta degli schiavi divennero in breve tempo le attività più redditizie del Paese (queste si svolgevano sotto forma di vere e proprie spedizioni formate da gruppi di individui chiamati bandeirantes - uomini di São Paulo figli di madre india e padre portoghese).storia del brasile

Con il passare del tempo gli schiavi vennero impiegati in numero sempre maggiore per la coltivazione della canna da zucchero di cui si faceva largo uso in Europa, “in cambio” dal vecchio continente vennero introdotte nuove malattie sino ad allora sconosciute agli indigeni che causarono delle vere e proprie epidemie.

Per ovviare questo problema i portoghesi iniziarono a sostituire gli indigeni con schiavi importati dall’ Africa in quanto erano ritenuti fisicamente più preparati a sopportare le malattie europee e soprattutto a sopravvivere alle estenuanti giornate di lavoro.

Questi schiavi, una volta arrivati in Brasile venivano distribuiti nelle varie piantagioni, costituite da ampi porzioni di terreno per la coltivazione e una serie di edifici dediti alla lavorazione della canna da zucchero: in sintesi erano delle vere e proprie comunità autarchiche.

Le condizioni di lavoro si fecero sempre più disumane tanto da indurre gli schiavi ad organizzare delle vere e proprie rivolte o quantomeno tentativi di fuga: quest’ultimi avevano senza dubbio molte più probabilità di riuscita tanto che si formarono ben presto delle vere e proprie comunità di schiavi fuggiti chiamate quilombos, tra le quali la più celebre fu sicuramente Palmares.

Un’altra importante caratteristica dei coloni portoghesi fu il forte attaccamento alla religione cattolica, basti pensare ai numerosissimi missionari, per la maggior parte gesuiti, che si unirono alle prime spedizioni portoghesi e che cercarono da subito di convertire la maggior parte degli indigeni; la presenza dei missionari però si rivelò ben presto scomoda per i “baroni dello zucchero”in quanto si opponevano alle condizioni disumane nelle quali versavano gli schiavi.

C’è da dire però che questa religiosità portoghese con il tempo divenne un fenomeno solo di facciata in quanto il Brasile divenne ben presto noto per la sua permissività in fatto di comportamenti sessuali, e per la rapida diffusione della sifilide, la quale arrivò persino nei monasteri creando così un forte disagio.

All’inizio del XVII secolo si aprirono le ostilità con l’Olanda la quale per un breve periodo riuscì ad impadronirsi del Brasile, ma quando i coloni si resero conto che mancava quasi completamente il sostegno della madrepatria decisero di ritirarsi dalla scena e si arrivò così alla pace del 1654, pace che pose fine alle ostilità tra i portoghesi e gli olandesi appunto.

Attorno al 1690 abbiamo una svolta fondamentale nella storia del Brasile: la scoperta dell’oro nel Minas Gerais, scoperta questa che comportò un vero e proprio spostamento demografico e un cambiamento radicale nel rapporto tra gli individui e il territorio. Infatti i coloni non si preoccuparono più di coltivare la terra occupati com’erano nella ricerca dell’oro, in questo modo ben presto i prezzi dei beni di prima necessità arrivarono alle stelle creando così non pochi disagi per la popolazione meno abbiente.

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